Negli ultimi anni le istituzioni scolastiche sono state attraversate da un processo di trasformazione digitale sempre più rapido e pervasivo. Piattaforme cloud, ambienti collaborativi, sistemi di gestione documentale, servizi in rete, automazione dei procedimenti amministrativi e, più recentemente, strumenti di intelligenza artificiale (IA) stanno progressivamente modificando il modo in cui la scuola organizza le proprie attività, produce informazioni, assume decisioni e costruisce relazioni educative e amministrative.
Ciò che caratterizza il tempo presente non è soltanto l'introduzione di nuove tecnologie, bensì la velocità con cui esse si sovrappongono, si integrano e modificano reciprocamente i processi organizzativi.
1. L'ipercomplessità digitale
La scuola contemporanea opera ormai all'interno di un ecosistema caratterizzato da accelerazione digitale continua, sovraccarico informativo, crescente automazione dei processi e progressiva frammentazione delle responsabilità decisionali. È ciò che può essere definito ipercomplessità digitale: una condizione nella quale la complessità non deriva esclusivamente dall'aumento del numero degli strumenti disponibili, ma soprattutto dall'intensificarsi delle relazioni tra persone, tecnologie, dati, regole e decisioni.
La digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche, e della scuola in particolare, sembra rappresentare una delle più evidenti applicazioni di questa intuizione “la complessità è un tessuto di elementi eterogenei inseparabilmente associati”[1]: ogni innovazione tecnologica modifica contemporaneamente processi, ruoli, responsabilità, modalità decisionali e relazioni organizzative.
L'abbondanza di dati e informazioni non produce automaticamente una migliore capacità decisionale. Al contrario “una ricchezza di informazioni genera una povertà di attenzione”[2], può generare difficoltà di selezione delle informazioni rilevanti e crescente dipendenza da strumenti automatizzati di analisi e supporto alle decisioni.
Questa riflessione assume oggi una particolare attualità nelle istituzioni scolastiche, chiamate quotidianamente a gestire una pluralità di piattaforme digitali, banche dati, applicativi ministeriali, servizi cloud, strumenti collaborativi e, sempre più frequentemente, sistemi di IA generativa. Il problema non consiste soltanto nella loro adozione, ma nella capacità dell'organizzazione di integrarli in modo coerente all'interno dei propri processi amministrativi.
Come osserva Peter Drucker, “il pericolo maggiore nei periodi di turbolenza non è la turbolenza stessa, ma continuare ad agire con la logica del passato.”[3] La trasformazione digitale richiede dunque non soltanto nuovi strumenti, ma soprattutto nuovi modelli organizzativi. Continuare a governare processi profondamente mutati attraverso categorie amministrative pensate per un contesto analogico rischia infatti di produrre un progressivo disallineamento tra innovazione tecnologica e capacità organizzativa.
La questione assume un rilievo ancora maggiore con l'introduzione dell'IA. Diversamente dalle precedenti innovazioni digitali, l'IA non si limita ad automatizzare attività ripetitive, ma interviene direttamente nella produzione di contenuti, nella classificazione delle informazioni, nell'analisi dei dati e nel supporto ai processi decisionali. La scuola si trova pertanto a confrontarsi con una trasformazione che non riguarda esclusivamente gli strumenti utilizzati, ma investe la stessa architettura della decisione amministrativa, imponendo una riflessione sul rapporto tra innovazione, trasparenza, accountability e sostenibilità organizzativa.
2. L'intelligenza artificiale come trasformazione dell'organizzazione amministrativa
Se la digitalizzazione ha modificato gli strumenti attraverso cui la scuola svolge le proprie attività, l'IA interviene su un piano ancora più profondo, incidendo direttamente sui processi cognitivi dell'organizzazione. Essa non si limita infatti ad automatizzare operazioni ripetitive o a velocizzare procedure amministrative, ma partecipa alla produzione di contenuti, alla classificazione delle informazioni, all'analisi dei dati, alla formulazione di ipotesi e, in misura crescente, al supporto delle decisioni.
È proprio questo elemento a distinguere l'attuale trasformazione dalle precedenti innovazioni digitali. L'IA non rappresenta soltanto un nuovo strumento di lavoro, ma modifica il rapporto tra conoscenza, responsabilità e decisione all'interno delle organizzazioni pubbliche.
La scuola costituisce, sotto questo profilo, un osservatorio privilegiato poiché ogni giorno assume decisioni amministrative, organizzative e educative fondate su un patrimonio informativo sempre più ampio e articolato. Gestione documentale, trattamento dei dati, organizzazione delle risorse umane, pianificazione delle attività didattiche, comunicazione istituzionale, predisposizione di atti amministrativi, analisi di dati statistici/monitoraggi rappresentano soltanto alcune delle attività nelle quali strumenti di IA stanno progressivamente facendo il loro ingresso.
In questo scenario il problema non consiste nello stabilire se utilizzare l'IA, ma come governarne l'impiego all'interno di processi coerenti con la funzione pubblica dell'istituzione scolastica.
Come osserva Luciano Floridi, “la sfida non consiste nello stabilire se utilizzare l'intelligenza artificiale, ma nel governarne l'impiego affinché rimanga centrata sulla persona e socialmente vantaggiosa”.[4] L'attenzione si sposta quindi dalla tecnologia alla governance della tecnologia, ossia alla capacità delle PP.AA. di definire regole, responsabilità e meccanismi di controllo che consentano di integrare l'innovazione senza compromettere trasparenza, affidabilità e tutela dei diritti fondamentali.
Questa prospettiva è pienamente recepita dal Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), il cui obiettivo dichiarato è “migliorare il funzionamento del mercato interno promuovendo al contempo un'intelligenza artificiale affidabile e antropocentrica”.
La scuola, ovviamente, non sviluppa sistemi di IA, ma può utilizzarli in numerose attività amministrative e organizzative. La responsabilità dell'Istituto scolastico non deriva, quindi, dalla progettazione dell'algoritmo, bensì dalla scelta di impiegarlo all'interno di procedimenti amministrativi che devono comunque rispettare i principi costituzionali di imparzialità, buon andamento, trasparenza e motivazione.
In questo senso l'IA introduce una nuova dimensione della responsabilità amministrativa. La decisione non può essere considerata affidabile soltanto perché supportata da un sistema tecnologicamente avanzato; essa deve continuare ad essere comprensibile, verificabile, motivata e riconducibile ad una responsabilità umana chiaramente individuabile.
La supervisione umana (human oversight), richiamata più volte dall'AI Act, non rappresenta pertanto una mera garanzia tecnica, ma costituisce un principio di organizzazione amministrativa volto a preservare la riconducibilità delle decisioni ad un soggetto responsabile. L'IA può supportare l'attività amministrativa, ma non può sostituire la responsabilità pubblica che caratterizza l'azione delle istituzioni scolastiche.
Da questa prospettiva emerge come la vera sfida non consista nell'introdurre strumenti sempre più sofisticati, bensì nel ripensare l'architettura organizzativa della scuola affinché innovazione tecnologica, responsabilità amministrativa e tutela dei diritti continuino a svilupparsi in modo coerente.
3. AI Act europeo e nuove responsabilità della scuola
Il Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) rappresenta uno dei più significativi interventi
normativi degli ultimi anni nel processo di regolazione della trasformazione digitale. La sua rilevanza, tuttavia, non risiede esclusivamente nell'essere il primo quadro giuridico organico dedicato all'IA, ma nell'aver ridefinito il rapporto tra innovazione tecnologica, diritti fondamentali e responsabilità delle organizzazioni pubbliche.
Come chiarisce il Considerando n. 1 del Regolamento UE, l'obiettivo dell'Unione europea non consiste semplicemente nel favorire lo sviluppo dell'IA, ma nel promuovere sistemi “human-centric and trustworthy”, cioè affidabili e centrati sulla persona.
Questa scelta lessicale non è casuale.
Per la prima volta una disciplina tecnologica assume come punto di partenza non l'algoritmo, ma la tutela della persona e la salvaguardia dei valori costituzionali dell'ordinamento europeo.
L'AI Act si inserisce infatti nel percorso già avviato dal GDPR, ampliandone la prospettiva. Se il Regolamento (UE) 2016/679 aveva costruito un sistema di garanzie centrato sul trattamento dei dati personali, il nuovo Regolamento estende la riflessione all'intero processo decisionale alimentato dall'IA.
Il baricentro della disciplina non è più soltanto il dato personale, ma il rischio che determinate applicazioni dell'IA possano incidere sulla dignità della persona, sull'esercizio dei diritti fondamentali, sull'uguaglianza di trattamento, sulla trasparenza delle decisioni e sul corretto funzionamento delle istituzioni democratiche.
Da questa impostazione deriva la scelta del legislatore europeo di adottare un modello normativo fondato sul risk-basedapproach, nel quale gli obblighi aumentano progressivamente in relazione al livello di rischio generato dai sistemi utilizzati.La classificazione dei sistemi in pratiche vietate, sistemi ad alto rischio (tra i quali è posizionata la scuola), sistemi soggetti a specifici obblighi di trasparenza e sistemi a rischio limitato rappresenta, in realtà, molto più di una tecnica regolatoria.
Essa introduce una nuova concezione della responsabilità amministrativa.
L'organizzazione pubblica non è infatti chiamata semplicemente a rispettare una serie di prescrizioni tecniche, ma a valutare preventivamente l'impatto che l'utilizzo dell'IA può produrre sui propri processi decisionali e sui diritti delle persone coinvolte.
È proprio questa prospettiva preventiva che rende l'AI Act particolarmente significativo per le istituzioni scolastiche.Le scuole, infatti, non sviluppano normalmente sistemi di IA, ma possono utilizzare strumenti generativi o applicazioni intelligenti in attività amministrative, organizzative e didattiche.
Il Regolamento UE individua, a tale riguardo, una figura del tutto nuova rispetto alla tradizionale disciplina della protezione dei dati: il deployer, ossia il soggetto che utilizza un sistema di IA nell'ambito della propria attività professionale od organizzativa.
La scelta del legislatore appare estremamente significativa: la responsabilità non è più collegata esclusivamente a chi progetta o commercializza la tecnologia, ma anche a chi decide di integrarla nei propri processi amministrativi.
Per una istituzione scolastica questo significa che l'utilizzo dell'IA non può essere considerato un semplice ausilio tecnico.Ogni scelta relativa all'impiego di sistemi intelligenti diventa parte integrante della governance amministrativa dell'ente e, come tale, deve rispettare i principi di legalità, imparzialità, buon andamento, trasparenza e responsabilità che caratterizzano l'azione della pubblica amministrazione ai sensi dell'art. 97 della Costituzione.
In questo senso l'AI Act produce un effetto sistemico destinato ad incidere profondamente sulla cultura amministrativa delle organizzazioni pubbliche, scuola inclusa.
L'attenzione non si concentra più soltanto sulla conformità tecnologica dei sistemi, ma sulla capacità dell'organizzazione di documentare le proprie scelte, mantenere la supervisione umana, rendere comprensibili le logiche decisionali adottate e garantire la possibilità di ricostruire l'intero processo amministrativo.
Come affermato dallo stesso Regolamento“i sistemi di intelligenza artificiale dovrebbero essere sviluppati e utilizzati conformemente ai valori dell'Unione europea” (Regolamento (UE) 2024/1689, Considerando n. 6). L'intelligenza artificiale non viene dunque considerata un fine in sé, bensì uno strumento il cui utilizzo deve rimanere compatibile con i principi fondamentali dell'ordinamento europeo.
È probabilmente questo il contributo più innovativo dell'AI Act.
La disciplina dell'IA cessa di essere una materia esclusivamente tecnologica e diventa progressivamente una disciplina della governance pubblica.
Per le istituzioni scolastiche il tema centrale non consiste quindi nello scegliere quali strumenti utilizzare, ma nel progettare modelli organizzativi capaci di integrare innovazione, trasparenza, accountability e sostenibilità amministrativa.
4. La leggibilità della decisione amministrativa nell'era algoritmica
Continua su Scienza dell'amministrazione scolastica n. 3 2026
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